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Caro Ministro #FertilityDay

Se la giornata del Fertiliy Day fosse dedicata all’infertilità, sarebbe una campagna encomiabile. L’idea naturalmente non sarebbe originale, dato che campagne simili sono già presenti in Nuova Zelanda ed in Irlanda, ma benvenga l’idea di adottare un format di successo.
Tutti l’avrebbero magari segnata sulla agenda, avrebbero aderito con post sui social sorpresi da un’attività promossa da un Governo dimostratosi  spesso ostaggio delle proprie frange più retrograde.

Fatta questa premessa come spiegare allora la bufera mediatica che si è subito sollevata in questi giorni?

Il Ministro Lorenzin ha risposto:

La campagna non è piaciuta? Ne facciamo una nuova. #fertilityday è più di due cartoline, è prevenzione, è la #salute degli italiani.

Si potrebbe pensare quindi che il messaggio che il Ministero della Salute aveva in mente non fosse in linea con le cartoline pubblicate; ci fosse stato in qualche modo un errore tra chi ha commissionato il lavoro e l’agenzia che ha realizzato il progetto.

Leggendo però il bando per “l’iniziativa di informazione e comunicazione per la promozione della cultura della fertilità nella popolazione giovanile e per la prevenzione dell’infertilità” pubblicato il 18 dicembre 2015  nel “capitolato tecnico e criteri di valutazione” si può leggere: “(…) operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione; promuovere la bellezza della maternità e della paternità”. (Consulta il Documento)

Non credo quindi che sia dell’agenzia Mediaticamente(fonte non confermata) la colpa dell’insuccesso della campagna quanto delle linee guida imposte dal Ministero.
Rinnovamento culturale in tema di procreazione? Cartelloni pubblicitari per convincere noi trentenni che è bello essere madri/padri?
Prima di spendere soldi per una campagna di dubbio gusto varrebbe la pena chiedersi come mai la natalità è in calo: se da una parte ci sono coppie che non vogliono avere figli, dall’altra ce ne sono molte altre che vorrebbero allargare la famiglia ma che non lo fanno per motivi economici/pratici; altre per motivi medici.
Cerchiamo allora di capire come aiutare quest’ultime categorie, perché alle prime citate nulla farà cambiare idea, meno che mai dei cartelloni pubblicitari con lo slogan “la fertilità è un bene comune”.
Le donne (e gli uomini) che non possono avere figli per motivi economici vanno aiutati con la riforma del lavoro, con la tutela dei lavoratori, con la gogna in pubblica piazza per le ditte che boicottano i dipendenti che sognano di avere bambini, con un sistema di welfare che ti consenta di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro. Lo ha capito la Svezia, dove il tasso di occupazione femminile è del 74,2% e il tasso di fertilità risulta poco meno del 2% (tradotto a parole:  molte donne che lavorano e che fanno in media due figli) -fonte Istat.

Per le coppie in difficoltà economica immagino che lo slogan “Genitori giovani, il modo migliore per essere creativi” sia il più difficile da digerire.
Gli uomini ( e le donne) che non possono avere figli devono essere sostenute con la ricerca, con lo sbroglio della macchinosa burocrazia per le adozioni nazionali ed internazionali. Perché no, anche con campagne di sensibilizzazione ai fattori di rischio e alla diagnosi precoce di patologie che inficiano il concepimento. Nella cartolina relativa alla procreazione medicalmente assistita (PMA) si legge a conclusione:” La crescente popolarità nel mondo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), ha determinato una errata percezione della fertilità femminile, dando l’impressione che questa può essere, dopo tutto, programmata con precisione e successo in base alle esigenze delle singole donne o delle coppie.”
Palese è l’assurdità di questa frase: nessuna donna fertile sceglierebbe coscientemente come opzione la PMA solo per procrastinare una gravidanza. Queste tecniche si rivelano invece la speranza per le donne (e gli uomini) non fertili.

Questa campagna tende a curare il sintomo e non la malattia, la manifestazione piuttosto che il problema alla base.
Ci rendiamo conto che il numero di nascite del 2015 è paragonabile solo ai momenti tragici che hanno caratterizzato gli anni del 1917-1918? (Il fatto quotidiano di Italia Aperta/Spazio Economia | 5 settembre 2016)
A questo proposito chiederei al Ministro Lorenzin di non investire in una nuova campagna, ma in una nuova concezione di “Fertility Day”, con una connotazione laica e maggiormente scientifica.

silvia-spika_Lunethica

Halley, altoatesina di nascita e di spirito ama il cibo, i viaggi e i Border

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