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Il Mal d’Africa, la testimonianza di Chiara per Lunethica

Il Mal d’Africa arriva quando meno te l’aspetti, pensi che non ti riguardi, che sia una di quelle storie da viaggiatori esperti o presunti tali, che si raccontano per darsi un “tono” ; arriva senza chiedere il permesso, fregandosene altamente del fatto che “ci sono già stata in Africa, non mi è venuto nessun mal d’Africa, solo la diarrea”.

Cos’è allora ‘sto accidenti di “Mal D’Africa”..? E’ una nostalgia, mi sento di poter dire, ancestrale, di un luogo e di un tempo nel quale tutti siamo stati, all’origine dell’umanità,  quando nel vissuto inconscio dei primi esseri umani erano già scritte le storie degli uomini e delle donne che nei millenni si sono succeduti. Siamo tutti inesorabilmente “africani”, nasciamo laggiù come specie e come individui, nelle infinite variazioni genetiche e ambientali.

Sono tornata in Africa dopo quattro anni, senza aspettative, solo con un confuso desiderio di sentirmi utile, almeno verso me stessa. Come appartenente alla vasta e multiforme categoria degli “ansiosi”, non posso non ammettere di essermi fatta una serie di “film”, del tipo “facciamo scalo a Istanbul, ci fosse un altro golpe, chiudono lo spazio aereo, per sopravvivere in aeroporto quante mutande nel bagaglio a mano mi devo portare” o di aver affrontato dei “drammatici” dilemmi, “porto più Imodium o pastiglie per andare in bagno?”.

Lunethica_Renken_Senegal

Partire senza aspettative su ciò che avrei ricavato dal questionario di conoscenza di pratiche e vissuti delle donne di Malika (sobborgo di Dakar) riguardo il proprio ciclo mestruale, mi ha consentito di abbassare resistenze, timori, pregiudizi culturali che volenti o nolenti ci portiamo dietro, e di immergermi nel quotidiano senegalese. Potrei suonare banale, ma è quello spirito comunitario e di attenzione responsabile che uomini, donne, giovani e bambini, manifestano per chi è accanto a loro, il fratellino più piccolo, la sorellina fragile, la persona malata, l’anziano (..e sono pochi), di cui sento maggiormente la “nostalgia”.

Abbiamo “tremendamente” tutto, qui nel nord occidentale, l’acqua corrente potabile, la luce elettrica costante, le strade pulite senza fango, la lavatrice, un welfare state di cui ci possiamo lamentare ma che esiste e ci cura, i vaccini che possiamo mettere in discussione perché non dobbiamo scegliere tra sopravvivere e ammalarci, stipendi in larga misura adeguati ma che certamente possono salire, desideri esauditi ma anche molto indotti dai mass e social media, ma siamo “immensamente” insoddisfatti, con le dovute eccezioni, auspico.

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Non sono assolutamente in grado di spiegare il perché di questa “sofferenza” sia intima che sociale, non ne sarei in grado neanche se fossi una sociologa o psicologa sociale, le cause sono molteplici, interconnesse ma anche tra loro indipendenti, fatto sta che si è “rotto” qualcosa a livello di trasmissione sociale e dunque di educazione,  e mi fermo qua.

Le donne di Malika che ho avuto l’onore di conoscere, mamme, zie, sorelle, cugine, amiche delle famiglie i cui bimbi e bimbe sono al centro della rete di sostegno a distanza gestita da Renken, sono state aperte, disponibili, divertenti, entusiaste della possibilità di utilizzare ma soprattutto di imparare ad auto-prodursi gli assorbenti igienici lavabili proposti da Lunethica. Ospitata dall’ambulatorio medico Renken condotto da Pascal e con il sostegno professionale e “linguistico” di Angèle, l’ostetrica ma preferisco usare il termine francese “sage-femme”, ho condotto una serie di interviste-conversazioni con almeno una ventina di donne, sul mondo del “ciclo mestruale” con un occhio alla quotidianità femminile. Tra francese e wolof, due elementi mi sono rimasti impressi: il primo elemento, come dato “tecnico”, è la diffusione degli assorbenti igienici usa e getta sia tra le ragazze che tra le over 30-40; il secondo elemento è il vissuto di “paura” al ricordo della comparsa delle prime mestruazioni, soprattutto nelle donne più adulte, che sono anche quelle, mi sento di poter affermare, con le idee più confuse in merito all’ovulazione e sul “perché” avvenga il ciclo. In generale comunque le principali fonti di informazione sul tema ciclo sono mamme e amiche.

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Non sono emersi particolari tabù né discriminazioni relativi alle mestruazioni, se non il divieto tra i musulmani di avere rapporti sessuali durante il ciclo femminile; l’astensione dalla cucina da parte delle donne islamiche mestruate, almeno tra quelle intervistate, non ha luogo, mentre mi è stato descritto dalla sage-femme come pratica comportamentale in contesti rurali più isolati, ad esempio nella regione meridionale della Casamance, dove le donne mestruate devono usare anche stoviglie differenti.

Non esistono riti di iniziazione legati al menarca femminile. Nei villaggi della Casamance esistono iniziazioni maschili: mi chiedo se esistano forme equivalenti “al femminile” magari meno “pubbliche”; tema eventualmente da approfondire. L’età media del primo ciclo parrebbe oscillare tra i 12 ed i 17 anni: sarebbe interessante trovare dati più precisi e diffusi sulla popolazione.

Ritornando all’ambito ristretto degli assorbenti, oltre a quelli usa e getta, vengono ancora utilizzate pezze di tessuto, che però risultano scomode e “tagliano” a lungo andare la pelle. L’uso delle pezze avviene in assenza degli assorbenti, quando mancano i soldi per acquistare quest’ultimi. Di seguito qualche numero. La maggior parte delle donne che ho intervistato appartengono a famiglie supportate dal sostegno a distanza, quindi tendenzialmente “più” povere: vivono in sei persone (in media quattro bimbi per nucleo genitoriale) con circa 5.000 cfa (franco usato nell’Africa centrale, 1000 cfa = 1,50 euro; 5.000 cfa = 7,60 euro) al giorno. Uno stipendio medio-basso mensile si aggira tra 60.000 e  100.000 cfa (= tra 91,00 euro e 150,00 euro). Un pacchetto da 20 assorbenti usa e getta costa in media 800 cfa (= 1,20 euro). Una baguette di pane, 150 cfa. Una domanda che avrei potuto fare, ma che circoscrivo solo ora riordinando i pensieri nella scrittura, sarebbe stata sulla quantità di assorbenti utilizzati mensilmente da ciascuna donna, da cui capire la spesa effettiva per ogni mese di ciclo.

Per quanto riguarda la vita quotidiana emerge chiaramente il fatto che in casa lavorino e cucinino le donne, aiutate dalle ragazze più giovani e dalle bimbe, seppur le donne aiutino l’economia familiare svolgendo anche attività di piccolo commercio (vendita di carbone per cucinare, detersivi per bucato “alla spina”..) e mini ristorazione (preparazione di caffè e panini per la colazione o per la cena) lungo le strade di Malika. In generale cucinare i pasti occupa una buona parte del tempo trascorso per le occupazioni casalinghe, sia per le modalità di preparazione che per i mezzi a disposizione (un solo fuoco grande acceso, se va bene, con il gas della bombola, oppure con il carbone). La dieta alimentare è a base di riso, legumi, carne, pesce. I due piatti “più tipici” sono la salsa Yassa, a base di cipolla, senape, limone, che accompagna il pollo o il pesce; il Thieb-au-dienne, riso cotto nella salsa di pomodoro che accompagna il pesce. Un vegetariano avrebbe discreti problemi di sopravvivenza.

Dai colloqui emergerebbe il persistere dell’utilizzo di radici e piante nella cura di infezioni e disturbi di vario genere, ad esempio l’uso delle foglie della pianta di mango per contrastare il tetano o le foglie di corossol (su wikipedia indicato in italiano come “annona muricata”) contro la diarrea e le forme influenzali delle malattie respiratorie.

Molto rari gli elettrodomestici, come frigo e lavatrice: tra l’altro, un tipo di attività economica supplementare svolta dalle donne (dotate di frigorifero) è la vendita di ghiaccio e ghiaccioli fatti con i succhi di frutta. Ho visto una volta stirare per terra con un ferro da stiro di quelli a carbone. Tendenzialmente le donne sanno cucire (a mano); i vestiti però se li fanno confezionare dalle sartorie o li comprano direttamente nei negozi. La sartoria è un ambito professionale privilegiato dalle donne; ho visto comunque lavorare un sarto uomo, e non è affatto raro: usava una macchina da cucire a pedali.

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Per quanto riguarda il discorso su quanto le donne debbano coprirsi, in generale ho osservato una discreta libertà. Le donne musulmane hanno il capo coperto dai tessuti-copricapo tradizionali, usati anche dalle cristiane, oppure dal velo; le donne col burqa sono rarissime. E’ preferibile, ma non obbligatorio, coprire le gambe, o con le gonne lunghe alla maniera tradizionale, o con pantaloni-leggins usati perlopiù dalle ragazze. Ho visto donne fare il bagno in mare in due pezzi nelle spiagge più “alla moda”, frequentate normalmente da un maggior numero di bianchi, mentre a Malika le donne e le ragazze vanno in spiaggia vestite e nel caso si bagnano con i vestiti addosso. Alcune donne intervistate usano gli slip intimi solo durante il ciclo.

Il tempo libero a disposizione delle donne è scarso e viene utilizzato per lavarsi, fare passeggiate, bere il thè (che viene chiamato Ataya). Le ragazze giovani fanno anche un po’ di sport (jogging), escono con gli amici, studiano: tra le professioni più gettonate c’è l’infermiera e l’ostetrica. Sulla sessualità di adolescenti e giovani non so nulla: quando ho chiesto a tre ragazze di 14-16 anni circa se avessero un ragazzo, mi hanno risposto che sono cose solo “per grandi”..

Angèle, la sage-femme che mi ha accompagnato durante questa piccola inchiesta, consiglia un’eventuale implementazione dell’assorbente lavabile proposto da Lunethica, ossia realizzarne di più spessi e lunghi, sia per le donne in fase post-parto che per quelle “più robuste”, considerando che in Senegal, “ad occhio”, le donne sono più alte e massicce delle italiane almeno, proprio in termini di corporatura complessiva.

Concludo con l’auspicio di ritornare presto a Malika, insieme ai ragazzi e ragazze di Renken e Lunethica per avviare i laboratori di preparazione degli assorbenti e chissà, magari perseguire anche altre suggestioni. Angèle, a cui ho lasciato alcuni assorbenti, mi ha riferito che ha intenzione di mettersi in contatto con altre ostetriche che operano in vari villaggi, la qual cosa potrebbe essere utile per realizzare una qualche forma di coordinamento sul territorio.

Per tutto il resto.., INSHALLAH!

Senegal, 06-16 Agosto 2016

Chiara AUTIERO, tramite associazione Renken

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